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Nuove linee guida per la R.C.P, da parte del rianimatore laico

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Si abbandona la vecchia respirazione bocca a bocca: le sole compressioni salvano più vite.

Sembra esser cambiato il panorama delle linee guida per la Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP), viene, infatti, raccomandata l’esecuzione delle sole compressioni toraciche da parte del rianimatore laico.

“Le manovre di base della RCP possono e devono essere effettuate, con la massima tempestività, da chiunque, anche e soprattutto non medico/non infermiere, abbia accertato la presenza di stato di incoscienza, di arresto respiratorio, di arresto cardiocircolatorio, di ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo. In questa prospettiva, la Società Civile, in tutti gli ambienti di vita e di lavoro, è chiamata a diventare una formidabile unità di assistenza critica di base.” – (Safar 2000)

L’arresto cardiaco è un’emergenza medica che supera tutte le altre, eccetto che un’incessante emorragia esterna o un’ostruzione delle vie aeree, che devono essere affrontate simultaneamente. A meno che non sia risolto prontamente, l’arresto cardiaco è rapidamente fatale. Nonostante si parli comunemente di arresto cardiaco, sarebbe più corretto parlare di Arresto-Cardio-Respiratorio (ACR), poiché la funzione respiratoria e cardio-circolatoria sono strettamente interconnesse fra di loro: alla cessazione di una delle due fa rapidamente seguito l’arresto dell’altra.

Il supporto di base delle funzioni vitali (Basic Life Support, BLS) consiste nelle procedure di rianimazione cardio-polmonare (RCP) necessarie per soccorrere un paziente in ACR e il suo obiettivo principale è la prevenzione di anossia, in particolare a livello cerebrale, e acidosi. La sequenza del BLS è standardizzata. La sua validità è riconosciuta da organismi internazionali autorevoli che periodicamente provvedono ad una revisione critica e ad un aggiornamento in base all’evoluzione delle conoscenze: American Heart Association, European Resuscitation Council, World Federation of Societies of Anaesthesiologists, ecc.

La moderna sequenza di RCP è stata sviluppata nei primi anni ’60, quando si combinarono compressioni toraciche e respirazione bocca-a-bocca in un protocollo di rianimazione simile a quello odierno, tuttavia, nelle ultime edizioni delle sue linee guida (2010 e 2015), l’AHA ha introdotto un’interessante variazione: in caso di ACR, un soccorritore laico può dedicarsi al solo massaggio cardiaco evitando di praticare le ventilazioni bocca-a-bocca. Le motivazioni che hanno portato a questo cambiamento, da un punto di vista strettamente sociale, vanno ricondotte a indagini anonime svolte durante gli studi condotti sull’argomento a partire dagli anni ’90: in caso si fossero trovati di fronte ad un soggetto in ACR, gli intervistati dichiararono che si sarebbero sentiti in difficoltà a dover praticare la respirazione bocca-a-bocca (anche e soprattutto per questioni igieniche) e piuttosto avrebbero preferito non agire affatto, attendendo passivamente l’arrivo dei soccorsi. Inoltre, per l’operatore di centrale risulta più facile e veloce istruire e guidare telefonicamente un soccorritore laico alle sole compressioni toraciche fino all’arrivo dei sanitari, così come risulta più facile e veloce per il soccorritore praticarle, senza doversi preoccupare delle insufflazioni.

Per adesso si tratta solamente di un “suggerimento” da parte dell’AHA, poiché non si è ancora stati in grado di provare in maniera definitiva la maggiore efficacia del solo massaggio cardiaco continuato. Basandosi su evidenze scientifiche derivate da studi condotti fin dai primi anni ’90, però, si può affermare che le sole compressioni toraciche durante la rianimazione cardiopolmonare sono associate ad una maggiore sopravvivenza a lungo termine rispetto al protocollo standard di RCP comprendente la respirazione bocca-a-bocca (come affermato in un articolo del“Circulation” pubblicato il 10 dicembre 2012), poiché una ventilazione artificiale praticata scorrettamente o in modo eccessivo (insufflazioni troppo frequenti, brusche e/o prolungate) porta sia ad un forte rischio di distensione gastrica nel paziente che, quindi, potrebbe vomitare, sia ad un aumento della pressione intratoracica riducendo il ritorno venoso all’atrio destro e la gittata cardiaca, e pertanto può compromettere il raggiungimento di parametri minimali adeguati di pressione di perfusione coronarica e cerebrale. A ciò si aggiunge che, anche in caso di AC, il paziente continua a respirare (seppur per breve tempo) prima che sopraggiunga anche l’arresto respiratorio, quindi i polmoni si mantengono pieni di una miscela di gas simile ad una persona cosciente (ventilando bocca-a-bocca mescoliamo la nostra CO2 a questa miscela), pertanto più che concentrarsi sull’insufflare immediatamente nuova aria al paziente, conviene massaggiare per far sì che l’ossigeno ancora presente nei suoi polmoni passi al sangue e che questo sangue ossigenato continui a circolare perfondendo gli organi.

Secondo il “Circulation” sopravvive una percentuale maggiore (quasi il 30% in più) di pazienti soggetti al solo massaggio cardiaco rispetto ai sottoposti anche a insufflazioni bocca-a-bocca. Nonostante ciò, è possibile concludere che la tecnica di respirazione bocca-a-bocca sia consigliabile fondamentalmente in quattro casi:

  • semiannegamento
  • intossicazione da oppioidi
  • ACR pediatrico (soprattutto nel caso di un lattante)
  • ACR dovuto a cause respiratorie (quindi casi in cui si è avuto prima arresto respiratorio e successivamente conseguente arresto cardiaco – statisticamente solo 1 caso su 20).
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Rocco. M.

Nato a Foggia, Soccorritore dal 94, fondatore della pagina Facebook e gestione dei social media "Gli angeli del soccorso". Attualmente dipendente della Sanitaservice ASLFG la sua passione per il volontariato vede la sua massima espressione nella realizzazione del progetto Angeli del soccorso...

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